UnioniDiVisioni


Nel Paese Delle Creature Selvagge

⊆ Novembre 17th, 2009 by Paolo | ˜ No Comments »

Spike Jonze non sa fare film normali. Questa convinzione e le tracce di godimento laciate dai primi due film diretti da Jonze, creano aspettative piuttosto elevate per “Nel Paese Delle Creature Selvagge”. Un regista che al primo colpo tira fuori “Essere John Malkovich” e al secondo migliora ulteriormente con “Il Ladro Di Orchidee” sembra assicurare che il nuovo film non sia l’ennesimo clone de “Le Cronache Di Narnia” come sembra dal trailer. E in effetti non è così.

È molto, molto peggio. Tratto da un libro illustrato per bambini (”Nel Paese Dei Mostri Selvaggi” di Maurice Sendak, l’ho letto ed è molto meglio del film), il film narra del piccolo Max e della sua esplosiva immaginazione che lo trasporta dalla noia della realtà all’avventura di un mondo fantastico. Narnia, appunto, ma anche il capostipite “Alice Nel Paese Delle Meraviglie” e la folta schiera di emuli che va da “La Storia Infinita” a “Un ponte Per Terabithia”. In questo caso la natura incontaminata ospita un pugno di pupazzi depressi nati dall’incrocio tra “Labyrinth” e L’Albero Azzurro, e cercando di risolvere i loro problemi Max capirà com’è difficile essere grandi.Un’epifania lenta e noiosamente dolorosa per un film piatto come una bambina di 5 anni. Nessun colpo di genio, nessuna prospettiva originale dalla quale guardare una storia così scontata, e la totale assenza di piccoli tocchi da maestro che uno come Spike Jonze dovrebbe infilare anche in un film per bambini - come alla fine si rivela essere questo.

“Nel Paese Delle Creature Selvagge” è un film che avrebbe potuto fare chiunque, e che più di uno ha già fatto. Da Jonze è lecito pretendere più di qualche immagine carina.

 Articolo pubblicato su Loudvision 


Exalead e il motore di ricerca della PA

⊆ Novembre 17th, 2009 by Paolo | ˜ No Comments »

La PA sta finalmente avanzando lungo il percorso della digitalizzazione, ponendo nuove sfide legate alla gestione dei dati informatici. Ne parliamo con Rosagrazia Bombini, Managing Director di Exalead Italia.

Exalead opera in diversi mercati, sia in Europa che nel mondo. Qual è lo stato dell’arte della domanda della Pubblica Amministrazione?

Il mercato della PA è senza dubbio in fermento, alcuni temi importanti, che già da tempo la fanno da padrone negli Stati Uniti d’America si stanno affermando nelle realizzazioni e nei bisogni della PA Europea e, sorprendentemente, in quella dei paesi poveri oltre che emergenti. La PA italiana mostra di voler utilizzare un approccio sistemico per affrontare i problemi della usability, evidentemente legata al bisogno della democratizzazione di massa e del diritto ‘a sapere’ del cittadino, dell’accessibilità, connessa ai bisogni di equità e trasparenza; e di privacy, problematica legata a doppio filo alla libertà ed alla sicurezza, verso la quale siamo tutti più sensibili. Infine un tema di estrema attualità: l’efficienza e l’ottimizzazione delle risorse. Se la realtà statunitense ha avuto una grande spinta sia dalla diversa cultura organizzativa della PA che dall’assetto federale dello stato, il progressivo decentramento di poteri, che si sta profilando anche in Italia, e la rinnovata sensibilità verso una gestione il più possibile efficiente dei complessi apparati dello Stato, lasciano ben sperare per il futuro.

In base alla vostra esperienza internazionale, cosa dovrebbe imparare la PA italiana da realtà di altri paesi?

Sicuramente gioverebbe una maggiore reattività decisionale, penso all’adozione di soluzioni che, come Exalead fa con successo da anni, perseguano, in concreto, risparmi enormi nella gestione dello spaventoso patrimonio informativo in carico alla PA, abilitino servizi al cittadino più tempestivi, determino meno errori e meno costi – a beneficio di tutti – ottimizzando lo stato di molti processi, anche e soprattutto dei più complessi. È importante anche conoscere i propri cittadini, non è un caso se la nostra soluzione permette di fare una fotografia dei loro comportamenti in tempo reale, utile a ricalibrare modalità e servizi su cui è utile investire.

Read more…


ORPHAN

⊆ Ottobre 14th, 2009 by Paolo | ˜ No Comments »

Altro che orfana, questa è ‘na fija de ‘na mignotta!

 

A prima vista “Orphan” potrebbe essere scambiato per il solito horror senza particolari pretese. Una sensazione che viene confermata dalla prima parte del film, che ripropone il classico schema introduttivo “famigliola perfetta con figli adorabili e qualche trauma da superare con l’amore” In questo caso il trauma è un aborto a cui la coppia sceglie di rimediare adottando una bambina.

Quando i due coniugi vanno a scegliere il loro terzogenito in orfanotrofio, tra bambini in festa e sorridenti, la scelta non può che ricadere sull’unica disadattata del gruppo. Esther è infatti una bambina prodigio che dipinge quadri e veste con un gusto decisamente retrò ma anche Totti si accorgerebbe subito che ha qualcosa che non va. Tuttavia la suora dell’orfanotrofio sembra non sospettare nulla e la dà via tranquillamente, mentre uno come minimo si aspetterebbe che facesse festa come in “Piccola Peste”.

A questo punto il film inizia a rivelare la sua vera natura di thriller lineare e con un ritmo sincopato. La tensione strisciante è infatti una componente spesso messa in secondo piano rispetto ai “boo”, usati troppo spesso ma con buoni controtempi. La dodicenne Isabelle Fuhrman entra di diritto nella hall of fame dei “attori bambini inquietanti” grazie a un’interpretazione credibile sia nei dolci sorrisi che negli sguardi assassini. E così tra una marachella e l’altra la diabolica Esther si insinua nella famigliola perfetta seminando discordia in un crescendo che ricorda “La Mano Sulla Culla”, citato in più di un’occasione.

“Orphan” è un thriller godibile nonostante sia sporcato da troppi “boo” che rischiano di banalizzarne la tensione. Peccato perché la storia avrebbe permesso di dare risalto all’inquietudine in modo meno grossolano, facendo maggiormente leva sulla sfera psicologica.