Monthly Archives: January 2008

La mia

…amava ripetere Totò contemplando i fondoschiena delle belle signorine. Un’espressione che vi capiterà di ripetere spesso utilizzando Face Of The Future, sito che sfrutta la tecnologia del riconoscimento facciale per elaborare morphing davvero interessanti.
Scegliendo tra le demo quella intitolata “Transform Yourself” basterà caricare una vostra foto (possibilmente un primo piano con risoluzione decente) e scegliere caratteristiche distintive come sesso, età e razza (sì, ok, “razza umana”). Dopo aver aiutato il software a riconoscere il posizionamento di occhi e bocca, avrete a disposizione una lista di possibili “trasformazioni”. E qui viene il bello.

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Pagerank è il protagonista indiscusso della recente storia del Web. All’algoritmo di Google si deve l’organizzazione dei contentui della Rete e tutti, meno due persone in tutto il mondo, gli sono grati per riuscere a trovare e a farsi trovare cercando sui motori di ricerca. Le restanti due persone gli sono invece grati per avergli fatto guadagnare circa 5 miliardi di dollari a testa.
In un universo caratterizzato da un sovraffollamento in esponenziale espansione come il Web, si può esistere solo se si ottiene visibilità. Per questo motivo, Pagerank decide di fatto cosa esiste e cosa non esiste.

Eppure, non è poi così assurdo vivere al di fuori di Big P. Guardando con un sorriso i SEO, sciamani 2.0 in equlibrio sui fragili segni di un Dio le cui meccaniche sono appena percettibili (non me ne vogliano i miei amici e colleghi appartenenti a questa categoria), una strada alternativa è percorribile, con risultati che possono rivelarsi anche più soddisfacenti.

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Ero andato al concerto dei miei amici Disphere, a rivedere qualche vecchia faccia, ad immeggermi nuovamente dopo ere in un ambiente ormai così distante. Per una serie di circostanze mi ritrovo a tornare per una strada diversa e da solo. Poco male, amo guidare in solitudine e questo breve viaggio mi offre la banale ma indispensabile poesia del bilancio.

Cosa ho visto, a cosa ho preso parte in questo quarto di secolo trascorso da appena un paio d’ore. A farmi compagnia in questa stanca analisi avrebbe potuto esserci la luna, pienissima e glaciale. Invece mia crudele compagna è stata la NA-SA.

Macchine ferme, l’esplodere di scintille per troppe frecce lampeggianti in così poco spazio. Preparo il cellulare per riprendere la scena ma lo ripongo immediatamente, costretto dalle lacrime. Alla mia sinistra una donna in un elegante vestito nero e lunghi capelli biondi che incorniciano un volto completamente ricoperto di sangue. La calma con cui è adagiata sul ciglio della strada mente sulla dirompente forza che l’ha portata lì.

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