Monthly Archives: December 2008

Ho sempre evitato di fare classifiche del tipo “miglior disco dell’anno”, soprattutto perché non ricordo mai quando è uscito un album. Tanto per smentirmi, ecco i miei personali apici musicali del 2008.

Does It Offend You, Yeah? – You Have No Idea What You’re Getting Yourself Into: oltre ad aggiudicarsi il premio per il titolo più lungo, sono stati quelli che mi hanno maggiormente colpito per la freschezza del sound. Mischiando indie rock ed elettronica di estrazione Ed Banger, hanno tirato fuori un disco capace di farti ballare, cantare o semplicemente pensare ad altro con un’ottima colonna sonora. Tutto senza soluzione di continuità. Se poi consideriamo che si tratta del disco d’esordio…

Franco Battiato – Fleurs 2: in Italia sono pochi a vivere al suo livello (mi vengono in mente Paolo Conte e Vinicio Capossela, nonostante il suo ultimo deludente lavoro). E questo concentrato di delicatezza ne è l’ennesima dimostrazione. Battiato si appropria di brani famosi e di culto rileggendoli attraverso la sua soave sensibilità e regalandoci un arcobaleno di colori antichi.

Cryptopsy – The Unspoken King: attualmente il metal estremo poggia su due unici pilastri. Uno sono gli Anaal Nathrakh, l’altro i  Cryptopsy. E se l’anno scorso Hell Is Empty… And All The Devils Are Here del duo inglese aveva fatto il vuoto intorno per quanto riguarda originalità, cattiveria e composizione, quest’anno tocca ai Cryptopsy rinnovare un genere mummificato come il brutal. Ora nel vortice di estremismo si colgono lampi di melodia e finalmente anche la forma ha avuto la meritata attenzione.

Lo squarcio di sole che ha graziato la piovosa Roma ha creato il contesto giusto per una deliziosa uscita mattutina. Su invito del mio amico Andrea, compagno di banco delle medie ritrovato ovviamente su Facebook, ho potuto gustare il pregevole concerto dell’Orchestra Napoletana di Jazz.

Un ensemble che racchiude i migliori jazzist partenopei, alcuni dei quali di caratura internazionale (Pietro Condorelli, Marco Zurzolo, Aldo Vigorito, giusto per citarne alcuni). Tra questi spiccava ovviamente Andrea che, seduto al suo pianoforte, non sfigurava in mezzo a quei mostri sacri.

Molto piacevoli i pezzi originali,  trascinanti quelli con l’ospite fisso Raiz. Il mio apprezzamento più grande va però ai pezzi della tradizione napoletana riarrangiati in chiave jazz: Carmela di Sergio Bruni, Caravan Petrol di Carosone e soprattutto Era de Maggio, dove Raiz è stato semplicemente emozionante. Mi piacerebbe che l’ONJ ripetesse esperimenti del genere con il vastissimo repertorio classico napletano: potrebbero scaturirne cose sorprendenti.

Questi 2 video del concerto:

Andrea Rea piano solo

Orchestra Napoletana di Jazz & Raiz – Sud (Almamegretta cover)

cronologia