L’oscurità trasforma il palco in un’indefinita distesa che torna ad assumere coordinate spaziali solo quando un angelo appare davanti ai nostri occhi. L’angelo si spoglia, prima delle sue vesti, poi della sua carne e infine della sua essenza, trasformandosi in una bestia. Intorno l’atmosfera si satura di rumori ed urla bestiali. Poi è di nuovo buio ma questa volta dalla notte fioriscono le note di “Where Is My Power?” – un’opener anomala che si rivela però azzeccata.
Antony è sul palco e ne siamo sicuri prima che la canzone finisca e il buio sia rotto da tenui luci. Ne siamo sicuri perché la voce è la sua, inconfondibile e in ottima forma. Immerso in un’illuminazione che resterà discretamente fievole per tutto il concerto, Antony riesce a coinvolgere ed esaltare il numeroso pubblico dell’Auditorium dalla prima all’ultima nota. Tra i presenti, in prima fila con me, l’esteticamente eccentrico Roberto D’Agostino e l’immancabile onorevole bipartisan Vladimir Luxuria.
Gran parte del concerto è tutta dedicata all’ultimo The Crying Light e non è affatto un male considerata la sua elevata qualità. “Epilepsy Is Dancing” e “One Dove” fanno vibrare il triplo mento di Antonoy in modo incatevole. “Her Eyes Are Underneath The Ground” fa vibrare l’intera visione, come succede quando l’eccessiva emozione esplode lentamente attraverso gli occhi. L’intensa “For Today I Am A Boy” si fa strada tra gli applausi ma poi arriva “Kiss My Name” a soffiare un sorriso sulla platea, resuscitandola dalla malinconia in cui era perduta.
Troppi fatti da fare e ozi da oziare e un post dedicato a Gennaio appare solo ora. Gennaio ha avuto il volto di Naoko e la voce di Antony Hegarty, ed è stato segnato dalla Grunge Curse.
Norwegian Wood di Murakami Haruki è stato un libro inaspettatamente penetrante. La lievità delle parole dona un sapore dolcissimo anche agli eventi più banali e i personaggi ti aprono in 2: un po’ Watanabe un po’ Nagasawa. E alla fine finisci come loro.
Grazie a Fleurs 2 di Battiato mi sono finalmente deciso ad affrontare Anthony And The Johnson. Un incontro che rimandavo da tempo e rivelatosi folgorante. Dalla cover di “Frankenstein” (diventata “Del Suo Veloce Volo” sull’ultimo album di Battiato) ho risalito l’intera discografia dell’artista inglese, ritrovandomi fra le mani alcune perle d’emozioni. Emozioni che sicuramente esploderanno a fine Marzo, in occasione del concerto all’Auditorium di Roma.
E la Grunge Curse? Molto beffardamente, io che ho sempre tenuto a distanza il grunge mi sono ritrovato nel giro di pochi giorni immerso in ascolti legati a questo scialbo genere musicale. Ho iniziato con la splendida colonna sonora di Into The Wild (ad opera di Eddie Webber – ex Pearl Jam). Ho proseguito con gli Alter Bridge, inquadrati nel girone post-grunge e autori di un album bello grosso (Blackbird) che ho avvicinato per curiosità – la loro “Coming Home” è stata plagiata spudoratamente da Tiziano Ferro per il tormentone “Non Ti Scordar Di Me” cantato dall’insulsa Giusy Ferrero. Ciliegina sulla torta, uno degli album più belli del 2008: The Bees Made Honey In the Lions Skull degli Earth. E il mio amico Bastardo mi fa notare che agli albori intorno al progetto Earth gravitava un certo, odioso Kurt Cobain.
commenti