Il mese sta finendo. Intendo Aprile. Ma qui parlo di Marzo.
Parlo del penetrante concerto di Antony And The Johnsons, e del suo lungo strascico d’emozioni. Parlo di un coro di voci che si è improvvisamente levato da polverosi sepolcri per regalarmi trame dorate tessute da Ella Fitzgerald, Joe Henderson, Julie Driscoll e Brian Auger, Billie Holiday, Count Basie, Louis Armstrong e gli Allman Brothers.
Parlo di Dublino e dei suoi mattoni rossi che riverberano un inaspettato sole primaverile. Della voglia di scrivere che ti vibra dentro mentre passeggi per una città grande come un quartiere di Roma e sostanzialmente priva di luoghi d’interesse ma pregna d’atmosfera. Parlo di come sia bello condividere tutto questo e di Into The Wild, film fatto di immagini documentaristiche e meravigliosa colonna sonora che regala però un’ovvietà spesso trascurata: solo la felicità condivisa è vera felicità.
Puntualmente in ritardo, una sintesi del mese di Febbraio in 4 micidiali punti:
Natura Morta Con Picchio. Tom Robbins vince la pitch dei libri del mese per la sua singolarità. Opera piacevole anche se non indimenticabile. La storia ruota intorno a un paio di interrogativi che vengono poi fatti confluire in un’unica risposta finale, i personaggi sono strani al punto giusto e alcune scene sono davvero gustose (la principessa che fa la cheerleder e ha un aborto spontaneo durante un’esibizione, con il feto che rotola sul campo di football). Tutto è trattato in modo molto scanzonato ma spesso il non-sense è troppo fine a sé stesso e dici “eh ok ma mbè?”. Anche le metafore, abbondanti ed usate con grande fantasia, a volte fanno il giro e diventano sceme.
Take That. Il loro ultimo album, The Circus, è un concentrato di ballad e motivetti orecchiabili che segnano un netto miglioramento rispetto al primo disco post-reunion. Un gruppo che non c’entra niente con i “vecchi Take That”, per fortuna. Pop senza pretese e bello proprio per questo.
Atene. Prima volta per me nella capitale greca. In visita da Vodafone Greece per motivi di business, ho potuto apprezzare quel poco che la città ha da offire: lo yogurt e la sublime visione dell’acropoli. Il resto è anonimo grigiume ma almeno il tempo era fantastico e, nonostante fosse metà Febbraio, sembrava Maggio.
L’Assassinio Di Jesse James Per Mano Del Codardo Robert Ford. Film uscito un annetto fa, di una lentezza rilassante che rende confortevoli le oltre 2 ore e mezza di visione. Brad Pitt bravo come sempre e meglio delle aspettative il fratellino di Ben Affleck. La storia riporta nella carne la leggenda del più grande fuorilegge del Vecchio West solo per farla poi rifiorire consegnandola alla Storia.
AGORAPHOBIC NOSEBLEED: Agorapocalypse
Perché Agorapocalypse è un disco grind: perché le vocals graffiano come femmine idrofobe. Perché i pezzi hanno una durata media di 2 minuti e i temi trattati sono incentrati sul “sociale” come nel grind di derivazione hardcore, nonostante i Nosebleed si siano sempre distinti per testi spostati maggiormente sul cazzeggio.
Perché Agorapocalypse è un disco thrash: perché l’opener “Agorapocalypse Now” inizia come “Raining Blood” degli Slayer. Perché degli Slayer ci sono anche i riff e gli assoli senza senso disseminati qui e lì. Inoltre le canzoni sono solo 13 confezionate in strutture ben definite. Per concludere, la produzione è chiara e potente.
Perché Agorapocalypse è un disco con i controcazzi: perché vi farà muovere il culo dall’inizio alla fine e perché ha un suono di basso che fa paura e perché nelle tracce lente sembrano i Godflesh in versione hardcore. E infine perché il disco dura 28 minuti e 30 secondi ma è come se durasse il doppio perché schiaccerete play almeno un’altra volta.
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