Vi immaginate di essere al cinema e vedere un Bono gigante in 3D che canta “Sunday Bloody Sunday” e vorreste urlare con lui ma no, non potete perché è sconveniente urlare al cinema. Poi parte “One” e voi non potete mica accendere gli accendini in sala, siete pazzi? E non vorreste mica saltare sulla poltrona mentre i fuochi d’artificio introducono “Vertigo”?!? Ecco perché un concerto trasposto al cinema ha poco senso d’esistere e, per quanto ben realizzato, U23D resta un prodotto destinato esclusivamente ai fan di Edge&Co. Continue reading
Trent’anni di brividi, trent’anni di mostri di gomma e sangue finto. Trent’anni di b-movie e trent’anni di cinema horror d’autore. Il FantaFestival celebra quest’importante traguardo illuminandosi con le stelle che hanno contribuito a renderlo l’evento che è. Ovvero, l’appuntamento italiano più importante per il cinema di fantascienza, horror e thriller.Ecco perché in prima fila siedono personaggi del calibro di Giancarlo Giannini, Daria Nicolodi e sua figlia Asia Argento (con un vestito fastidiosissimo al tatto), nonché Roger Corman, monumento del cinema horror-gotico e scopritore di gentaglia tipo Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e James Cameron. Immaginate cosa sarebbe venuto fuori se ci fossero stati anche gli annunciati George Romero e Ray Harryhausen, che non se l’è sentita di portare a Roma il suo fragile corpo novantenne ma al quale sarà dedicata una retrospettiva totale-globale nel corso del festival. Quindi se avete sempre desiderato vedere sul grande schermo quei film coi dinosauri giocattolo e i pupazzi di King Kong manovrati a mano, avrete di che sbavare per ore. Continue reading
I Kronos Quartet arrivano all’Auditorium di Roma dopo un viaggio durato quasi quarant’anni. Un percorso che li ha portati ad imbastardire la musica classica contaminandola con rock, tango, musica etnica, ambient, jazz, ecc. ecc. ecc. Stasera tocca alla musica araba con l’anteprima italiana di “Azerbaijan Night”, frutto della collaborazione con il mugam Alim Qasimov e il suo ensemble.Il concerto è suddiviso in 3 parti, con il primo spazio dedicato ovviamente al quartetto di David Harrington. Un vertiginoso loop di violoncello è la miccia che fa deflagrare le cangianti partiture dei 4 di San Francisco. Una vera e propria ipnosi di corde e archi, con gli sturmenti che vengono strofinati, pizzicati e percossi in un continuo rapimento della platea non numerosissima ma particolarmente attenta. Gli scenari dipinti dai violini mutano dal maestoso pathos con echi di Requiem For A Dream alla terra bruciata dai colori zigani vicina ai lavori partoriti con Ástor Piazzolla. Un ballo estatico che sembra non poter stancare mai. Continue reading
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