Pagerank è il protagonista indiscusso della recente storia del Web. All’algoritmo di Google si deve l’organizzazione dei contentui della Rete e tutti, meno due persone in tutto il mondo, gli sono grati per riuscere a trovare e a farsi trovare cercando sui motori di ricerca. Le restanti due persone gli sono invece grati per avergli fatto guadagnare circa 5 miliardi di dollari a testa.
In un universo caratterizzato da un sovraffollamento in esponenziale espansione come il Web, si può esistere solo se si ottiene visibilità. Per questo motivo, Pagerank decide di fatto cosa esiste e cosa non esiste.

Eppure, non è poi così assurdo vivere al di fuori di Big P. Guardando con un sorriso i SEO, sciamani 2.0 in equlibrio sui fragili segni di un Dio le cui meccaniche sono appena percettibili (non me ne vogliano i miei amici e colleghi appartenenti a questa categoria), una strada alternativa è percorribile, con risultati che possono rivelarsi anche più soddisfacenti.

Manifestarsi nelle posizioni illuminate delle SERP è fondamentale per farsi trovare da persone che ancora non ci conoscono. Pagerank ha quindi il notevole pregio di esternalizzare l’attività di pubblicità che altrimenti dovrebbe essere portata avanti con costose campagne di marketing o con erculei passaparola. Questo, però, solo se siamo interessati ai grandi numeri.

Se invece accantoniamo la quantità prediligendole la qualità, se smettiamo di controllare ogni 3 secondi Google Analytics per dedicarci concretamente alle relazioni sociali, se insomma parliamo con le persone per condividere idee piuttosto che imporre link, saremo in grado di far vivere il nostro sito sfuggendo all’egemonico potere ordinatore di Pagerank.

Certo, è più faticoso e non ci permetterà di fare i fighi con le ragazze vantandoci del fatto che «se cerchi il mio nome su Google, io sono il primo risultato» (episodio tristemente vero), ma ci consentirà di esistere in una piccola comunità la cui vita è decisamente più reale della vastissima e impresonale blogosfera. La visibilità verrà, ma sarà un piacevole effetto secondario, non il fondamento ontologico della nostra presenza sul Web.

Soundtrack: Quintorigo – Rospo

One Response to Chi ha bisogno di Pagerank?

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

cronologia