Una delle cose più divertenti dell’attuale scenario politico è la convinzione che la democrazia sia la migliore forma di governo possibile e che quindi sia necessario diffonderla il più possibile.
Che l’esportazione di democrazia attuata dagli USA sia una sanguinosa pagliacciata economica è talmente evidente che sembra anche inutile scriverlo. Ma i Paesi come l’Iraq forniscono un mirabile esempio di come la democrazia non sia per tutti: ci sono popoli che, in virtù del loro background culturale, non possono essere gestiti da sistemi democratici. It doesn’t match. E questo non è necessariamente un male.
Tuttavia la cosa maggiormente degna di riflessione è l’inadeguatezza alla democrazia di nazioni come USA e Italia. Quello statunitense sembra un popolo inadatto a regimi democratici, come testimonia la scarissima partecipazione politica, che rende di fatto gli USA un’oligarchia, e questo andando oltre il fisiologico finzionismo kelseniano.
Se gli Statunitensi non sono in grado di eleggere, gli Italiani non sono in grado di governare. Anche qui sono i fatti a dimostrarlo: nessun uomo politico è stato in grado, fin dalla costituzione della Repubblica, di ottenere risultati degni di nota. Clientelismo, mafia e un generale prevalere degli interessi privati su quelli pubblici hanno contraddistinto e contraddisngono tutte le forze politiche.
Molto divertente chi cerca di cambiare il sistema (mi riferisco ad esempio all’esilarante tentativo dei “Mille” blogger che hanno tentato l’ingresso in politica, o a quello che aspetta Beppe Grillo) senza capire che per poter modificare questo sistema bisogna prima entrarne a far parte. E, una volta dentro, nessuno sarebbe disposto a cambiare le regole rinunciando ai propri stessi privilegi. Neanche io.
Soundtrack: Rob Zombie – Hellbilly Deluxe