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	<title>UnioniDiVisioni</title>
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	<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:08:19 +0000</pubDate>
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		<title>Nel Paese Delle Creature Selvagge</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Spike Jonze non sa fare film normali. Questa convinzione e le tracce di godimento laciate dai primi due film diretti da Jonze, creano aspettative piuttosto elevate per &#8220;Nel Paese Delle Creature Selvagge&#8221;. Un regista che al primo colpo tira fuori &#8220;Essere John Malkovich&#8221; e al secondo migliora ulteriormente con &#8220;Il Ladro Di Orchidee&#8221; sembra assicurare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spike Jonze non sa fare film normali. Questa convinzione e le tracce di godimento laciate dai primi due film diretti da Jonze, creano aspettative piuttosto elevate per &#8220;Nel Paese Delle Creature Selvagge&#8221;. Un regista che al primo colpo tira fuori &#8220;Essere John Malkovich&#8221; e al secondo migliora ulteriormente con &#8220;Il Ladro Di Orchidee&#8221; sembra assicurare che il nuovo film non sia l&#8217;ennesimo clone de &#8220;Le Cronache Di Narnia&#8221; come sembra dal trailer. E in effetti non è così.</p>
<p>È molto, molto peggio. Tratto da un libro illustrato per bambini (&#8221;Nel Paese Dei Mostri Selvaggi&#8221; di Maurice Sendak, l&#8217;ho letto ed è molto meglio del film), il film narra del piccolo Max e della sua esplosiva immaginazione che lo trasporta dalla noia della realtà all&#8217;avventura di un mondo fantastico. Narnia, appunto, ma anche il capostipite &#8220;Alice Nel Paese Delle Meraviglie&#8221; e la folta schiera di emuli che va da &#8220;La Storia Infinita&#8221; a &#8220;Un ponte Per Terabithia&#8221;. In questo caso la natura incontaminata ospita un pugno di pupazzi depressi nati dall&#8217;incrocio tra &#8220;Labyrinth&#8221; e L&#8217;Albero Azzurro, e cercando di risolvere i loro problemi Max capirà com&#8217;è difficile essere grandi.Un&#8217;epifania lenta e noiosamente dolorosa per un film piatto come una bambina di 5 anni. Nessun colpo di genio, nessuna prospettiva originale dalla quale guardare una storia così scontata, e la totale assenza di piccoli tocchi da maestro che uno come Spike Jonze dovrebbe infilare anche in un film per bambini - come alla fine si rivela essere questo.</p>
<p>&#8220;Nel Paese Delle Creature Selvagge&#8221; è un film che avrebbe potuto fare chiunque, e che più di uno ha già fatto. Da Jonze è lecito pretendere più di qualche immagine carina.</p>
<p><a href="http://www.loudvision.it/cinema-film-nel-paese-delle-creature-selvagge--809.html" title="Loudvision.it" target="_blank"> Articolo pubblicato su Loudvision </a></p>
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		<title>Exalead e il motore di ricerca della PA</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La PA sta finalmente avanzando lungo il percorso della digitalizzazione, ponendo nuove sfide legate alla gestione dei dati informatici. Ne parliamo con Rosagrazia Bombini, Managing Director di Exalead Italia.
Exalead opera in diversi mercati, sia in Europa che nel mondo. Qual è lo stato dell&#8217;arte della domanda della Pubblica Amministrazione? 
Il mercato della PA è senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La PA sta finalmente avanzando lungo il percorso della digitalizzazione, ponendo nuove sfide legate alla gestione dei dati informatici. Ne parliamo con Rosagrazia Bombini, Managing Director di Exalead Italia.</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 15px; line-height: 22px; color: #404040; font-weight: bold" class="Apple-style-span">Exalead opera in diversi mercati, sia in Europa che nel mondo. Qual è lo stato dell&#8217;arte della domanda della Pubblica Amministrazione?</span><span style="color: #404040; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: normal" class="Apple-style-span"> </span>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; text-align: left; font-size: 11pt; letter-spacing: 0px; line-height: 22px; padding: 0px">Il mercato della PA è senza dubbio in fermento, alcuni temi importanti, che già da tempo la fanno da padrone negli Stati Uniti d&#8217;America si stanno affermando nelle realizzazioni e nei bisogni della PA Europea e, sorprendentemente, in quella dei paesi poveri oltre che emergenti. La PA italiana mostra di voler utilizzare un approccio sistemico per affrontare i problemi della usability, evidentemente legata al bisogno della democratizzazione di massa e del diritto &#8216;a sapere&#8217; del cittadino, dell&#8217;accessibilità, connessa ai bisogni di equità e trasparenza; e di privacy, problematica legata a doppio filo alla libertà ed alla sicurezza, verso la quale siamo tutti più sensibili. Infine un tema di estrema attualità: l&#8217;efficienza e l&#8217;ottimizzazione delle risorse. Se la realtà statunitense ha avuto una grande spinta sia dalla diversa cultura organizzativa della PA che dall&#8217;assetto federale dello stato, il progressivo decentramento di poteri, che si sta profilando anche in Italia, e la rinnovata sensibilità verso una gestione il più possibile efficiente dei complessi apparati dello Stato, lasciano ben sperare per il futuro.</p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; text-align: left; font-size: 11pt; letter-spacing: 0px; line-height: 22px; padding: 0px"><strong>In base alla vostra esperienza internazionale, cosa dovrebbe imparare la PA italiana da realtà di altri paesi?</strong></p>
<p style="margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; text-align: left; font-size: 11pt; letter-spacing: 0px; line-height: 22px; padding: 0px">Sicuramente gioverebbe una maggiore reattività decisionale, penso all&#8217;adozione di soluzioni che, come Exalead fa con successo da anni, perseguano, in concreto, risparmi enormi nella gestione dello spaventoso patrimonio informativo in carico alla PA, abilitino servizi al cittadino più tempestivi, determino meno errori e meno costi – a beneficio di tutti – ottimizzando lo stato di molti processi, anche e soprattutto dei più complessi. È importante anche conoscere i propri cittadini, non è un caso se la nostra soluzione permette di fare una fotografia dei loro comportamenti in tempo reale, utile a ricalibrare modalità e servizi su cui è utile investire.</p>
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/exalead-e-il-motore-di-ricerca-della-pa/#more-81" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>ORPHAN</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 08:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Altro che orfana, questa è &#8216;na fija de &#8216;na mignotta!
&#160;
A prima vista &#8220;Orphan&#8221; potrebbe essere scambiato per il solito horror senza particolari pretese. Una sensazione che viene confermata dalla prima parte del film, che ripropone il classico schema introduttivo &#8220;famigliola perfetta con figli adorabili e qualche trauma da superare con l&#8217;amore&#8221; In questo caso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; line-height: normal" class="Apple-style-span">
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px"><span style="font-family: 'Lucida Grande', 'Lucida Sans Unicode', verdana, lucida, sans-serif; font-size: 14px; border-collapse: collapse; white-space: pre; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px" class="Apple-style-span">Altro che orfana, questa è &#8216;na fija de &#8216;na mignotta!</span></p>
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px">&nbsp;</p>
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px">A prima vista &#8220;Orphan&#8221; potrebbe essere scambiato per il solito horror senza particolari pretese. Una sensazione che viene confermata dalla prima parte del film, che ripropone il classico schema introduttivo &#8220;famigliola perfetta con figli adorabili e qualche trauma da superare con l&#8217;amore&#8221; In questo caso il trauma è un aborto a cui la coppia sceglie di rimediare adottando una bambina.</p>
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px">Quando i due coniugi vanno a scegliere il loro terzogenito in orfanotrofio, tra bambini in festa e sorridenti, la scelta non può che ricadere sull&#8217;unica disadattata del gruppo. Esther è infatti una bambina prodigio che dipinge quadri e veste con un gusto decisamente retrò ma anche Totti si accorgerebbe subito che ha qualcosa che non va. Tuttavia la suora dell&#8217;orfanotrofio sembra non sospettare nulla e la dà via tranquillamente, mentre uno come minimo si aspetterebbe che facesse festa come in &#8220;Piccola Peste&#8221;.
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px">A questo punto il film inizia a rivelare la sua vera natura di thriller lineare e con un ritmo sincopato. La tensione strisciante è infatti una componente spesso messa in secondo piano rispetto ai &#8220;boo&#8221;, usati troppo spesso ma con buoni controtempi. La dodicenne Isabelle Fuhrman entra di diritto nella hall of fame dei &#8220;attori bambini inquietanti&#8221; grazie a un&#8217;interpretazione credibile sia nei dolci sorrisi che negli sguardi assassini. E così tra una marachella e l&#8217;altra la diabolica Esther si insinua nella famigliola perfetta seminando discordia in un crescendo che ricorda &#8220;La Mano Sulla Culla&#8221;, citato in più di un&#8217;occasione.
<p style="background-color: #ffffff; font-family: Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 12px; padding: 5px; margin: 0px">&#8220;Orphan&#8221; è un thriller godibile nonostante sia sporcato da troppi &#8220;boo&#8221; che rischiano di banalizzarne la tensione. Peccato perché la storia avrebbe permesso di dare risalto all&#8217;inquietudine in modo meno grossolano, facendo maggiormente leva sulla sfera psicologica.</p>
<p></span></p>
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		<title>S. Darko</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 15:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Noia tangibile nell&#8217;universo tangente! 
&#8220;Donnie Darko&#8221; è un film di culto, nato nella silenziosa indifferenza e poi fiorito in una moltitudine di comunità sul web, tutte intente a districarne una trama complessa, ricca di dettagli e citazioni. L&#8217;inspiegabile attesa di ben 8 anni per vedere un sequel è tristemente spiegata dal sequel stesso: &#8220;S. Darko&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noia tangibile nell&#8217;universo tangente! </p>
<p>&#8220;Donnie Darko&#8221; è un film di culto, nato nella silenziosa indifferenza e poi fiorito in una moltitudine di comunità sul web, tutte intente a districarne una trama complessa, ricca di dettagli e citazioni. L&#8217;inspiegabile attesa di ben 8 anni per vedere un sequel è tristemente spiegata dal sequel stesso: &#8220;S. Darko&#8221; è un film brutto ed è comprensibile che Richard Kelly si sia pubblicamente dissociato dal lavoro di Chris Fisher.</p>
<p>La storia è incentrata su Samantha Darko, la sorellina di Donnie che è cresciuta con la mente distorta dalla tragica morte del fratello, con il quale condivide sonnambulismo, instabilità mentale e sfiga. La prima parte del film è incentrata su Sam e la sua amica che viaggiano nel deserto nella parte di Thelma e Louise dei poveri, per finire in una piccola comunità dove vivono stereotipi tanto caricaturali che sembrano usciti fuori da &#8220;Scary Movie&#8221;. C&#8217;è il duro-col-cuore-tenero, c&#8217;è il nerd occhialuto, il prete con un passato burrascoso e lo scemo del villaggio, un personaggio secondario fondamentale nell&#8217;ottica dei viaggi nel tempo. Tu guardi mezz&#8217;ora nella quale non succede niente (ma niente davvero) prestando attenzione ai dettagli più insignificanti: ogni frase, oggetto o evento potrebbe essere un elemento chiave che spiegherà il casino spazio-temporale che scoppierà di lì a poco! </p>
<p>La storia va avanti stancamente con dialoghi che oscillano dal nulla assoluto al ridicolo, con punte di assurdo quando i giovani ribelli diventano sboccati parlando di satana, scopare, fica. Uscite che sarebbero potute risultare irriverenti in un episodio di &#8220;Dawson&#8217;s Creek&#8221;, anche se in quel caso a dirle sarebbero stati personaggi più profondi e in un contesto molto più carico di tensione emotiva. Qui tutta la tensione si risolve nelle apparizioni di Sam &#8220;del futuro&#8221;, un altro dei picchi del film. Immaginatevi questo zombie che è accompagnato da un tuono ogni volta che appare e ogni volta che parla. La prima volta sortisce un misero effetto-boo! ma siccome la cosa si ripete anche 10 volte in un minuto, il risultato finale è piuttosto un effetto-Frau Blücher. Come in &#8220;Frankenstein Junior&#8221;, ma qui non c&#8217;è proprio niente da ridere. Pazienza, siamo a metà film ma riluce ancora una flebile speranza che tutta questa noia possa presto essere riletta alla luce del paradosso temporale che sta per deflagrare!</p>
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/s-darko/#more-79" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Donnie Darko</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 15:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[I film sui viaggi nel tempo potrebbero essere suddivisi utilizzando 2 criteri: la durata del viaggio e le sue conseguenze. Ad esempio &#8220;Terminator&#8221; propone un salto temporale di media lunghezza (40 anni) con conseguenze piuttosto semplici (il futuro cambia in modo netto in dipendenza della vita di John Connor). &#8220;L&#8217;Albero Della Vita&#8221; di Aronofsky porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I film sui viaggi nel tempo potrebbero essere suddivisi utilizzando 2 criteri: la durata del viaggio e le sue conseguenze. Ad esempio &#8220;Terminator&#8221; propone un salto temporale di media lunghezza (40 anni) con conseguenze piuttosto semplici (il futuro cambia in modo netto in dipendenza della vita di John Connor). &#8220;L&#8217;Albero Della Vita&#8221; di Aronofsky porta invece tutto all&#8217;estremo: viaggi di 1.000 anni e conseguenze talmente complesse da rendere poco comprensibile la trama. Ci sono poi episodi intermedi come &#8220;Ritorno Al Futuro&#8221; e &#8220;L&#8217;Esercito Delle 12 Scimmie&#8221;. </p>
<p>&#8220;Donnie Darko&#8221; riduce il viaggio ai minimi termini, portandolo a soli 28 giorni, e mutua proprio dal film di Terry Gilliam la caratteristica del loop. In entrambi i casi, infatti, il tessuto temporale è circolare. Compito di Donnie Darko è quello di interrompere questo circolo e restaurare l&#8217;universo così come lo conosciamo. A fronte di un salto tanto breve, le conseguenze danno origine a una trama troppo intricata, e non solo per l&#8217;interazione dei protagonisti con le varie realtà. Da un lato le cose sono complicate dall&#8217;instabilità mentale di Donnie che, tra allucinazioni e autoerotismo dallo psichiatra, fa dubitare sulla veridicità stessa del viaggio nel tempo. Dall&#8217;altra ci si mette anche il montaggio, tagliando parti fondamentali per la comprensione della storia&#8230; salvo poi ripescarle nell&#8217;edizione Director&#8217;s Cut del DVD. Proprio questo aspetto è la pecca maggiore del film, che potrebbe essere evitato perché &#8220;non si capisce un cacchio&#8221;.</p>
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/78/#more-78" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>The Killers, Franz Ferdinand e White Lies</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 11:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa sera Rock In Roma diventa Indipendente. La manifestazione che sta arricchendo l&#8217;estate romana con artisti di primo livello, oggi è esclusivamente dedicata all&#8217;Indie, con due dei maggiori esponenti come Franz Ferdinand e The Killers. Ad aprire sono però gli astri nascenti White Lies, i cui quaranta minuti sono per forza di cose incentrati sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera <strong>Rock In Roma</strong> diventa Indipendente. La manifestazione che sta arricchendo l&#8217;estate romana con artisti di primo livello, oggi è esclusivamente dedicata all&#8217;Indie, con due dei maggiori esponenti come Franz Ferdinand e The Killers. Ad aprire sono però gli astri nascenti <strong>White Lies</strong>, i cui quaranta minuti sono per forza di cose incentrati sul debutto &#8220;To Lose My Life&#8230;&#8221;, uscito lo scorso Gennaio tra l&#8217;approvazione generale della scena. Il pubbblico è già abbastanza numeroso e si divide tra l&#8217;arena polverosa e i numerosi stand di beveraggio, assediati da ineterminabili code nonostante i numerosi punti di rifornimento. Per fortuna la serata non sarà particolarmente calda. Verso le 20:00 la musica dei White Lies inizia a tramontare con il sole e il pubblico sembra soddisfatto dalla prova degli Inglesi, anche se ad indossare le magliette della band sono solo un paio. Tutto il resto ha scritto addosso The Killers.</p>
<p>A salire sul palco sono invece i <strong>Franz Ferdinand</strong>, che decidono di partire fortissimo facendo deflagrare &#8220;This Fire&#8221;, coinvolgendo subito tutta la platea, che non smetterà di saltare fino alla fine del concerto. Seguono altre 2 hit: &#8220;No You Girls&#8221; dall&#8217;ultimo album e &#8220;Do You Want To&#8221; da &#8220;You Could Have It So Much Better&#8221;. Una tripletta eccezionale che attraversa l&#8217;intera discografia della band e conquista anche chi non era lì per loro. Alex Kapranos e i suoi sono in forma e lo dimostrano con l&#8217;impeccabile riproposizione di successi come &#8220;Take Me Out&#8221; e &#8220;Walk Away&#8221;, cantata da tutto il pubblico. Si va avanti a ballare fino a &#8220;Michael&#8221;, che incorona i Franz Ferdinand come vincitori della serata.</p>
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/the-killers-franz-ferdinand-e-white-lies/#more-77" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Transformers: La Vendetta Del Caduto</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 14:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Visto ieri sera in anteprima, Transformers: La Vendetta Del Caduto ha dentro tutto quello che c&#8217;era nel primo film, moltiplicato per 10. Un sequel che non aggiunge niente ma si limita ad esagerare tutti gli elementi che avevano caratterizzato il primo episodio. Vediamoli nel dettaglio.

Robots: si perde davvero il conto di quanti ce ne sono. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto ieri sera in anteprima, Transformers: La Vendetta Del Caduto ha dentro tutto quello che c&#8217;era nel primo film, moltiplicato per 10. Un sequel che non aggiunge niente ma si limita ad esagerare tutti gli elementi che avevano caratterizzato il primo episodio. Vediamoli nel dettaglio.
<ul>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><strong style="font-style: inherit; font-weight: bold">Robots:</strong> si perde davvero il conto di quanti ce ne sono. La cosa più pregevole è la varietà di foggia e dimensione degli alieni che appaiono su schermo. Si va da robot-mosche a robot-moto passando per il robot-pantera, rivisitazione del Ravage di Soundwave. Il design segue la linea stilistica che ha funzionato bene nel primo film, con alcuni deragliamenti preoccupanti. Jetfire, un robot &#8220;vecchio&#8221; è rappresentato con barba e bastone, manco stessimo guardando Cars della Pixar. Per fortuna però c&#8217;è Devastator. Sì, la sua presenza era stata annunciata fin dall&#8217;inizio ma vederlo su schermo è tutta un&#8217;altra cosa, soprattutto perché i fanboy si accorgeranno di lui prima della sua apparizione e stenteranno a trattenere un&#8217;esclamazione di godimento.</span></li>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: 13px; font-weight: bold" class="Apple-style-span"><span style="font-weight: normal" class="Apple-style-span"><strong style="font-style: inherit; font-weight: bold">Epicità:</strong> Michael Bay stavolta ce ne ha messa talmente tanta che ha fatto il giro e è diventata scontanta. Ci sono più tramonti qui che in qualsiasi altro suo film (notoriamente composti per il 50% da tramonti), i militari grondanti patriottismo sono ovunque e l&#8217;ambientazione egizia fa il resto regalando maestosi paesaggi immersi nella luce del tramonto - ovviamente. E poi OGNI volta che Command&#8230; ahem, Optimus Prime si trasforma si sente una musica epica. Ogni volta.</span></span></li>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><strong style="font-style: inherit; font-weight: bold">Combattimenti:</strong> se già nel primo film alcuni scontri erano epocali (<span class="Apple-style-span" style="line-height: normal">Starscream contro i caccia e Optimus contro Bonecrusher) </span>qui il tasso di spettacolarità schizza alle stelle. Si comincia con il combattimento/inseguimento che apre il film e si finisce con una royal rumble di 30 minuti. E in mezzo c&#8217;è lo scontro Optimus Prime vs 6 Decepticon che lascia a bocca aperta per tutta la sua durata.</span></li>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: 13px" class="Apple-style-span"><strong style="font-style: inherit; font-weight: bold">Cazzate:</strong> qui si va oltre il livello di guardia, e il personaggio di John Turturro lo esemplifica alla perfezione. Nel primo film Turturro interpretava un militare pasticcione, le cui battute divertenti bilanciavano un ruolo inizialmente negativo. Qui invece è semplicemente diventato una caricatura, arrivando a sembrare il protagonista di un qualunque film comico demenziale. E tutti sappiamo bene che <em>non si escherza con Jesus</em>.
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/transformers-la-vendetta-del-caduto/#more-76" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Placebo - Battle For The Sun</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 23:10:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Questo disco è brezza, d&#8217;una leggerezza piacevolmente fresca ma pericolosamente inconsistente. Le canzoni dei Placebo non sono mai state così vicine ad essere delle canzonette, carine, orecchiabili, cantabili, e basta. Comunque sempre meglio questo che inaridirsi sulle soluzioni ormai fiacche intraviste nel precedente &#8220;Meds&#8221;.
I Placebo non hanno mai avuto bisogno di creare un sound personale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo disco è brezza</strong>, d&#8217;una leggerezza piacevolmente fresca ma pericolosamente inconsistente. Le canzoni dei Placebo non sono mai state così vicine ad essere delle canzonette, carine, orecchiabili, cantabili, e basta. Comunque sempre meglio questo che inaridirsi sulle soluzioni ormai fiacche intraviste nel precedente &#8220;Meds&#8221;.</p>
<p>I Placebo non hanno mai avuto bisogno di creare un sound personale, avendolo trovato già al primo colpo con il debutto omonimo. Da allora il percorso di Brian Molko si è diramato in direzioni che hanno cercato di esplorare tutte le dimensioni di quel panorama sonoro, dall&#8217;introversione depressiva di &#8220;Whitout You I&#8217;m Nothing&#8221; ai chiaroscuri di &#8220;Sleeping With Ghosts&#8221;. Parliamo comunque di sfumature più che di rivoluzioni, ed è per questo che &#8220;Battle For The Sun&#8221; segna <strong>il più grosso salto</strong> finora compiuto dai Placebo.</p>
<p><code></code></p>
<p>Il mood è, per la prima volta, apparentemente <strong>positivo</strong>. Sono sparite le ballad, i testi si sono parzialmente svincolati dall&#8217;ossessivo pessimismo e David Bottrill ha pulito i suoni epurando ogni riverbero d&#8217;oscurità . Prendiamo ad esempio &#8220;Ashtray Hearth&#8221;: è la canzone più vicina al sound tipico dei Placebo ma è resa più luminosa da coretti allegri ed effetti di synth, ormai divenuti imprescindibili nell&#8217;economia degli arrangiamenti. Altri episodi fanno invece intravedere elementi del tutto nuovi, a cominciare dal singolo &#8220;For What It&#8217;s Worth&#8221;, passando per la cadenzata title-track fino alle divagazioni disco-dance di &#8220;Julien&#8221;.</p>
<p>Tra sicure hit ed immancabili filler, tutto sembra funzionare abbastanza bene e Steve Forrest si dimostra un ottimo sostituto dello storico batterista Steve Hewitt, giovando non solo all&#8217;immagine della band. Tutte queste belle cose rischiano però di non lasciare segni, rivelando come sotto il gusto fresco e quasi solare si nasconda <strong>un&#8217;insapore neutralità emozionale</strong>.</p>
<p><a href="http://www.loudvision.it/musica-dischi-placebo-battle-for-the-sun--3035.html" title="Loudvision" target="_blank">Articolo pubblicato su Loudvision </a></p>
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		<title>Intervista a Devin Townsend</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 23:57:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Art]]></category>

		<category><![CDATA[musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo progetto, un nuovo taglio di capelli e un nuovo album. Devin Townsend ci ripensa e torna a stupire dopo la discutibile trovata dei burattini di &#8220;Ziltoid&#8221; e lo fa con &#8220;Ki&#8221;, il primo di 4 album dal sound insolito persino per uno che all&#8217;insolito ci aveva ormai abituato. E pensare che il prossimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo progetto, un nuovo taglio di capelli e un nuovo album. Devin Townsend ci ripensa e torna a stupire dopo la discutibile trovata dei burattini di &#8220;Ziltoid&#8221; e lo fa con &#8220;Ki&#8221;, il primo di 4 album dal sound insolito persino per uno che all&#8217;insolito ci aveva ormai abituato. E pensare che il prossimo disco sarà quasi pop&#8230;</p>
<p><strong>Ciao Deivn, mi spieghi cos&#8217;è successo tra &#8220;abbandono la scena musicale&#8221; e &#8220;sono tornato con un nuovo progetto e 4 album&#8221;?</strong><br />
Ero arrivato a un punto in cui mi sono reso conto che gran parte della mia esitazione nell&#8217;esibirmi e nel rilasciare interviste era causata più da una mancaza di autocontrollo che da un effettivo calo del desiderio di fare musica. Negli ultimi 3 anni sono riuscito in qualche modo a riprendere il controllo di me stesso e ho riscoperto le mie motivazioni.</p>
<p><strong>Hai in programma 4 nuovi dischi: 1 intimista, 1 divertente, 1 metal e 1 ambient. Perché invece non hai provato a fare un unico album che fosse al tempo stesso intimista, divertente, metal e ambient? Non la vedo una cosa impossibile, per te.</strong><br />
Infatti credo che questo sia il mio obiettivo dopo i primi 4 album. Ho pensato che per ora fosse meglio tenere i vari sound separati per definire meglio ogni dettaglio in vista della creazione di un sound completamente nuovo.<br />
<strong><br />
&#8220;Ki&#8221; trabocca delle più disparate influenze. Quali saranno i punti di riferimento principali del prossimo album, &#8220;Addicted&#8221;? Dalle anticipazioni che lo definiscono come disco di metal cazzone mi aspetterei una cosa tipo Punky Brüster (che amo particolarmente)&#8230;</strong><br />
Mi dispiace deluderti ma sarà molto differente da Punky Brüster&#8230; pensa piuttosto a qualcosa tra Ocean Machine e Physicist, molto pesante, carico di groove e pieno di melodia.</p>
<p> <a href="http://www.paoloiasevoli.com/intervista-a-devin-townsend/#more-74" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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		<title>Intervista al responsabile Enterprise Mobility di Motorola</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 23:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Warez]]></category>

		<category><![CDATA[mobile]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mercato delle Pmi si dimostra ancora una volta un terreno fertile per le soluzioni tecnologiche, che ormai anche le imprese italiane hanno imparato ad apprezzare. Lo sa bene Motorola, che da quest&#8217;anno ha inaugurato una divisione espressamente dedicata alle soluzioni di mobility per le aziende. Ne parliamo con Daniele Schinelli, direttore della divisione Enterprise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato delle Pmi si dimostra ancora una volta un terreno fertile per le soluzioni tecnologiche, che ormai anche le imprese italiane hanno imparato ad apprezzare. Lo sa bene <strong>Motorola</strong>, che da quest&#8217;anno ha inaugurato una divisione espressamente dedicata alle soluzioni di <strong>mobility per le aziende</strong>. Ne parliamo con <strong>Daniele Schinelli</strong>, direttore della divisione Enterprise Mobility di Motorola.</p>
<p><strong>1. Come e con quali obiettivi nasce la divisione Enterprise Mobility di Motorola?</strong><br />
Da gennaio 2009 Motorola ha deciso di accorpare nella divisione unica <strong>Enterprise Mobility Solution</strong>, la due unità EMB (Enterprise Mobility) e G&amp;PS (Government &amp; Public Safety) dedicata alla PA. L&#8217;intento è quello di integrare le proposizioni tecnologiche dei due comparti, cogliendo opportunità in forte sinergia commerciale grazie a un <strong>portafoglio di soluzioni ad ampio spettro tecnologico</strong>, punto di forza oggi delle due divisioni. Un esempio è dato dai mercati &#8216;mission critical&#8217; come forze di Polizia, servizi di Pronto Intervento, Aeroporti e altri contesti operativi, che potranno non solo beneficiare di soluzioni radio Tetra o PMR, ma anche accedere a <strong>piattaforme tecnologiche</strong> basate su computer palmari, scanner e acquisitori di immagini, per la gestione in tempo reale di applicazioni, dati e informazioni.</p>
<p><strong>2. Quali sono le esigenze specifiche delle Piccole e Medie Imprese italiane rispetto alle altre tipologie di imprese?</strong><br />
Il mercato delle Pmi credo sia ad oggi quello che sta più soffrendo la <strong>tensione economica attuale</strong>. Gli investimenti in IT si sono ridotti e vengono diluiti nel tempo in attesa di congiunture economiche più propizie, mentre i budget di spesa sono in contrazione se non cancellati. Ciò nonostante - per quanto riguarda il nostro mercato - escludiamo la parola recessione. Questo è probabilmente dovuto al fatto che attraverso i nostri prodotti offriamo alle imprese <strong>ritorni dell&#8217;investimento a breve-medio termine</strong>, con un focus specifico sui guadagni di produttività ed efficienza.<br />
Negli ultimi 3 anni, la divisione Enterprise Mobility Business di Motorola in Italia è cresciuta del 25-30% annuo, ed è chiaro che non possiamo aspettarci lo stesso per 2009, anche se le previsioni di fine anno tendono più a consolidare la crescita che a registrare una flessione.<br />
 <a href="http://www.paoloiasevoli.com/intervista-al-responsabile-enterprise-mobility-di-motorola/#more-73" class="more-link">(more&#8230;)</a></p>
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