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Google OS

E se il prossimo sistema operativo fosse targato Google? Più compatibile di Windows, più gratis di Linux, e più facile da installare di qualsiasi altro programma, un simile OS sarebbe in grado di affermarsi repentinamente sui PC (e non solo) di tutto il mondo.

La facilità d’utilizzo. Un software che non si installa, che si aggiorna da solo e non ha bisogno di manutenzione. Il SAAS (Software As A Service) è ormai il trend imperante nel mercato dei programmi aziendali e consumer e Big G può essere a ragione considerato tra i pionieri.

Gli strumenti. Le fondamenta del futuro sistema operativo di Mountain View sono già qui. A partire da Google Desktop, Gmail e iGoogle fino ad arrivare a Google Docs, la suite di office automation che permette di lavorare su documenti, fogli di calcolo e presentazioni in modo non esaustivo come Word, Excel e Powerpoint ma certamente più veloce, specialmente quando si tratta di condividere il lavoro con altri. Per non parlare della comodità di avere sempre a disposizione i propri documenti ovunque ci si trovi e qualsiasi dispositivo si stia utilizzando (basta un collegamento a internet). Un campo in cui Microsoft è ancora piuttosto indietro: MS Office Live finora si è (intra)visto solo negli USA.

La compatibilità. Pare proprio che questa volta Bill Gates non potrà adagiarsi sugli allori della posizione dominante che finora ha permesso a Windows di conservare il trono dei sistemi operativi nonostante la crescente verve delle varie distribuzioni di Linux. Quando si parla di SAAS, infatti, crollano tutti gli ostacoli relativi alla compatibilità e la legge dei grandi numeri non potrà essere di alcun aiuto a Microsoft. Basta un browser - a proposito, abbiamo risolto i problemi con Safari e Opera?

Nuova generazione. Verosimilmente la nuova generazione di sistemi operativi non avrà neanche bisogno di far girare altri programmi. Un OS web-based dovrà semplicemente gestire altre applicazioni web-based e organizzare i contenuti indipendentemente dalla loro sede. Anche in questo caso, comunque, i nostri file subiranno una progressiva migrazione dagli hard disk al Web.

Organizzazione dei contenuti. Si tratta principalmente di contenuti non strutturati, e Google ha già dimostrato ampiamente di essere il re incontrastato in questo ambito, arrivando ad offrire anche soluzioni integrate hw/sw per la ricerca delle informazioni non strutturate in ambiente aziendale (ne ho parlato anche con Gabriele Carzaniga, responsabile tecnico di Google Enterprise Italia). Il problema concerne piuttosto la presentazione di questi contenuti, la loro organizzazione e, in definitiva, la strutturazione di contenuti non strutturati, in cui Big G è ancora carente. Prendiamo ad esempio Gmail: spazio (praticamente) infinito per archiviare le email, che possono essere ricercate con la funzione “search” e al massimo etichettate con apposite tag. Tralasciando i mio disappunto personale per l’organizzazione in conversazioni (sovente inefficiente), quello che mancano sono le cartelle. Rispetto a Thunderbird e Outlook la differenza è notevole e i client tradizionali restano più comodi da utilizzare. Se c’è una cosa che Google deve imparare da Microsoft è l’organizzazione in cartelle, indispensabile quando si lavora con dati complessi.

Costo. Ah, ovviamente tutto questo sarà gratis.

Soundtrack: Brian Setzer Orchestra - Wolfgang’s Big Night Out

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