UnioniDiVisioni


I hate blogs

Odio i blog. Ancor di più, odio i blogger.

Seguendo da vicino il fenomeno fin dalla sua esplosione, non ho potuto far a meno di constatare come un buon 90% dei blog risulti inutile, e i loro gestori ridicoli. I motivi sono molteplici e vanno dall’inconsitenza dei contenuti all’asfissiante autoreferenzialità della blogosfera. Blog i cui contenuti sono mera riproduzione di altri blog (sì, la cassa di risonanza, abbiamo capito…), blogger che citano liste interminabili di altri blogger solo per ricevere in cambio il favore. Per tacere di alcuni comportamenti patologici come la dipendenza da Technorati & Co., i contest (sic) e la scelta dei contenuti dettata unicamente dal Dio Pagerank. Un Dio beffardo come ogni divinità che si rispetti, se è vero che l’ultima modifica operata da Google all’algoritmo sta punendo proprio il linking selvaggio e insensato.

Questo vale per il 90% dei blog. L’altro 10%(stima non scientifica e ottimistica) è decisamente più interessante. Il modo migliore per sfruttare i blog è trasformarli in strumenti altamente specializzati e collettivi. Un canale fatto di più persone che discutono di un argomento ben delimitato del quale, si presuppone, abbiano una certa conoscenza.

Questo blog non è né specializzato né collettivo. Potrebbe perciò essere incluso a buon titolo in quel deprecabile 90%. L’ho creato per dare un punto di riferimento alla mia attività online che, dopo quasi 15 anni, è divenuta piuttosto complessa. Soprattutto, l’ho creato per porre domande. Tutti mi miei post dovranno quindi essere interpretati come quesiti, e la parte più importante del blog sarà rappresentata dai commenti, probabili risposte. Il che potrebbe farci entrare in quel simpatico 10%.

Non c’è nulla di saggio nel mio sapere di non sapere, è puramente un dato di fatto. Se Dan Gillmor ammette che i suoi lettori ne sanno più di lui, figuratevi quanto i miei lettori possano saperne più di me, che ne so molto meno di Dan.

Soundtrack: Hood - Cold Case 

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