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iPod, confortably strangers

Steve Jobs ha appena annunciato MacBook Air, il nuovo artefatto melifluo destinato a dissestare gli equilibri del Mondo Occidentale. A parte le solite iperboli pubblicitarie, spesso simili prodotti sono in grado di influenzare la nostra vita quotidiana. Restiamo in casa Apple, restiamo nel passato più recente, e analizziamo l’iPod.

 

L’iPod non è stato il primo lettore mp3 e probabilmente ancora oggi non è il migliore (sicuramente non lo è se si considera il rapporto prezzo/qualità). Eppure da oggetto di culto è presto diventato sinonimo stesso di lettore mp3, un po’ come accaduto con l’inscindibile (ancora per poco) binomio Playstation/Console.

 

Sorvolando sull’utilità di avere un dispositivo in grado di svolgere una sola funzione in un mercato straripante di smartphone multifunzionali acquistabili a prezzi poco superiori, devo riconoscere al gioiellino della Apple il merito di aver fornito un formidabile punto di fuga a tutti gli utenti dei mezzi pubblici. Che si tratti di autobus, metro o treni, trovarsi in uno spazio pubblico affollato e senza vie d’evasione può essere fonte di disagio.

 

Sei lì, seduto faccia a faccia (o gomito a gomito) uno sconosciuto e non puoi parlare, non puoi guardare e devi far finta di non ascoltare. Perché è considerato sconveniente rivolgere la parola agli estranei (attenti a non prendere questa regola alla lettera o vi confinerete nell’isolazionismo assoluto), è disdicevole fissare una persona ed è preferibile evitare anche di sorriderle.

 

Qualcosa però dobbiamo farla. Da qualche parte dobbiamo guardare, qualcosa dobbiamo ascoltare, qualcosa dobbiamo dire. Ecco quindi che l’iPod assume un ruolo salvifico: infilarsi le cuffie genera istantaneamente una sfera privata nel bel mezzo di quel disturbante caos pubblico e non dobbiamo più far finta di non ascoltare le conversazioni degli altri passeggeri. Presi dalla musica possiamo anche chiudere gli occhi per evitare di guardare il soffitto o il pavimento. Se avvertiamo l’esigenza di parlare possiamo canticchiare la canzone che stiamo ascoltando. A bassa voce o urlandola, come fanno parecchie persone che hanno evidenti problemi a gestire i confini tra questa sfera privata virtuale e l’ambiente reale pieno di estranei ostili, pronti ad indignarsi per un idiota che canta senza vergogna.

 

Soundtrack: Voivod - Angel Rat

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