Spike Jonze non sa fare film normali. Questa convinzione e le tracce di godimento laciate dai primi due film diretti da Jonze, creano aspettative piuttosto elevate per “Nel Paese Delle Creature Selvagge”. Un regista che al primo colpo tira fuori “Essere John Malkovich” e al secondo migliora ulteriormente con “Il Ladro Di Orchidee” sembra assicurare che il nuovo film non sia l’ennesimo clone de “Le Cronache Di Narnia” come sembra dal trailer. E in effetti non è così.

È molto, molto peggio. Tratto da un libro illustrato per bambini (“Nel Paese Dei Mostri Selvaggi” di Maurice Sendak, l’ho letto ed è molto meglio del film), il film narra del piccolo Max e della sua esplosiva immaginazione che lo trasporta dalla noia della realtà all’avventura di un mondo fantastico. Narnia, appunto, ma anche il capostipite “Alice Nel Paese Delle Meraviglie” e la folta schiera di emuli che va da “La Storia Infinita” a “Un ponte Per Terabithia”. In questo caso la natura incontaminata ospita un pugno di pupazzi depressi nati dall’incrocio tra “Labyrinth” e L’Albero Azzurro, e cercando di risolvere i loro problemi Max capirà com’è difficile essere grandi.Un’epifania lenta e noiosamente dolorosa per un film piatto come una bambina di 5 anni. Nessun colpo di genio, nessuna prospettiva originale dalla quale guardare una storia così scontata, e la totale assenza di piccoli tocchi da maestro che uno come Spike Jonze dovrebbe infilare anche in un film per bambini – come alla fine si rivela essere questo.

“Nel Paese Delle Creature Selvagge” è un film che avrebbe potuto fare chiunque, e che più di uno ha già fatto. Da Jonze è lecito pretendere più di qualche immagine carina.

 Articolo pubblicato su Loudvision 

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