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Placebo - Battle For The Sun

Questo disco è brezza, d’una leggerezza piacevolmente fresca ma pericolosamente inconsistente. Le canzoni dei Placebo non sono mai state così vicine ad essere delle canzonette, carine, orecchiabili, cantabili, e basta. Comunque sempre meglio questo che inaridirsi sulle soluzioni ormai fiacche intraviste nel precedente “Meds”.

I Placebo non hanno mai avuto bisogno di creare un sound personale, avendolo trovato già al primo colpo con il debutto omonimo. Da allora il percorso di Brian Molko si è diramato in direzioni che hanno cercato di esplorare tutte le dimensioni di quel panorama sonoro, dall’introversione depressiva di “Whitout You I’m Nothing” ai chiaroscuri di “Sleeping With Ghosts”. Parliamo comunque di sfumature più che di rivoluzioni, ed è per questo che “Battle For The Sun” segna il più grosso salto finora compiuto dai Placebo.

Il mood è, per la prima volta, apparentemente positivo. Sono sparite le ballad, i testi si sono parzialmente svincolati dall’ossessivo pessimismo e David Bottrill ha pulito i suoni epurando ogni riverbero d’oscurità . Prendiamo ad esempio “Ashtray Hearth”: è la canzone più vicina al sound tipico dei Placebo ma è resa più luminosa da coretti allegri ed effetti di synth, ormai divenuti imprescindibili nell’economia degli arrangiamenti. Altri episodi fanno invece intravedere elementi del tutto nuovi, a cominciare dal singolo “For What It’s Worth”, passando per la cadenzata title-track fino alle divagazioni disco-dance di “Julien”.

Tra sicure hit ed immancabili filler, tutto sembra funzionare abbastanza bene e Steve Forrest si dimostra un ottimo sostituto dello storico batterista Steve Hewitt, giovando non solo all’immagine della band. Tutte queste belle cose rischiano però di non lasciare segni, rivelando come sotto il gusto fresco e quasi solare si nasconda un’insapore neutralità emozionale.

Articolo pubblicato su Loudvision

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