Valerio Massimo Manfredi illumina un presente fatto di crisi economica e politica con la luce di un passato che ci ricorda quanto grandi possono essere gli Italiani. Ma sarà questa luce sufficiente a diradare le foschie di unfuturo sempre più distante.
Quella del romanziere è solo una tra le tante attività che svolgi. Che influenza può avere una dipendenza troppo stretta tra l’opera di un artista e il suo guadagno?
Pessima, secondo me. Se uno pensa ai soldi come fa a provare emozioni e a comunicarle? Come fa a vivere ideali e avventure sempre consapevole di mentire e di star pensando ad altro? È chiaro che il successo della propria opera non può che fare piacere e che la disponibilità economica è un vantaggio per chiunque: ma io ero contentissimo anche quando ero uno sconosciuto professorino di liceo: dei miei amici, delle mie ragazze, delle mie avventure in giro per il mondo, libero come l’aria, forte come un toro.
Come giudichi a distribuzione dei contenuti in formato digitale? I tuoi libri sono disponibili in formato ebook?
Non so ancora. So che nei paesi anglosassoni il mercato digitale degli ebook copre già il 30% ma da noi siamo ancora allo 0. A me comunque piace di più leggere un libro di carta. Quello che mi entusiasma invece è consultare le riviste scientifiche e le pubblicazioni accademiche standomene comodamente nel mio studio davanti al computer. È impagabile. Si risparmia un sacco di tempo.
Io in digitale ho solo la mia trilogia di Alessandro: è interessante perché ci sono le mappe, gli schemi delle battaglie, animazioni però in forma e quantità contenuta. Né io né l’editore volevamo che diventasse un videogioco
Sei reduce dall’esperienza del festival “Capri, Hollywood” e il tuo rapporto con cinema e televisione si sta facendo sempre più stretto. Cosa si prova a vedere le proprie storie raccontante da altri autori? Cosa comporta sostituire l’immaginazione del lettore (che potremmo dire costruita) con la rappresentazione su schermo (che potremmo dire subita)?
Puntualmente in ritardo, una sintesi del mese di Febbraio in 4 micidiali punti:
Natura Morta Con Picchio. Tom Robbins vince la pitch dei libri del mese per la sua singolarità. Opera piacevole anche se non indimenticabile. La storia ruota intorno a un paio di interrogativi che vengono poi fatti confluire in un’unica risposta finale, i personaggi sono strani al punto giusto e alcune scene sono davvero gustose (la principessa che fa la cheerleder e ha un aborto spontaneo durante un’esibizione, con il feto che rotola sul campo di football). Tutto è trattato in modo molto scanzonato ma spesso il non-sense è troppo fine a sé stesso e dici “eh ok ma mbè?”. Anche le metafore, abbondanti ed usate con grande fantasia, a volte fanno il giro e diventano sceme.
Take That. Il loro ultimo album, The Circus, è un concentrato di ballad e motivetti orecchiabili che segnano un netto miglioramento rispetto al primo disco post-reunion. Un gruppo che non c’entra niente con i “vecchi Take That”, per fortuna. Pop senza pretese e bello proprio per questo.
Atene. Prima volta per me nella capitale greca. In visita da Vodafone Greece per motivi di business, ho potuto apprezzare quel poco che la città ha da offire: lo yogurt e la sublime visione dell’acropoli. Il resto è anonimo grigiume ma almeno il tempo era fantastico e, nonostante fosse metà Febbraio, sembrava Maggio.
L’Assassinio Di Jesse James Per Mano Del Codardo Robert Ford. Film uscito un annetto fa, di una lentezza rilassante che rende confortevoli le oltre 2 ore e mezza di visione. Brad Pitt bravo come sempre e meglio delle aspettative il fratellino di Ben Affleck. La storia riporta nella carne la leggenda del più grande fuorilegge del Vecchio West solo per farla poi rifiorire consegnandola alla Storia.
Troppi fatti da fare e ozi da oziare e un post dedicato a Gennaio appare solo ora. Gennaio ha avuto il volto di Naoko e la voce di Antony Hegarty, ed è stato segnato dalla Grunge Curse.
Norwegian Wood di Murakami Haruki è stato un libro inaspettatamente penetrante. La lievità delle parole dona un sapore dolcissimo anche agli eventi più banali e i personaggi ti aprono in 2: un po’ Watanabe un po’ Nagasawa. E alla fine finisci come loro.
Grazie a Fleurs 2 di Battiato mi sono finalmente deciso ad affrontare Anthony And The Johnson. Un incontro che rimandavo da tempo e rivelatosi folgorante. Dalla cover di “Frankenstein” (diventata “Del Suo Veloce Volo” sull’ultimo album di Battiato) ho risalito l’intera discografia dell’artista inglese, ritrovandomi fra le mani alcune perle d’emozioni. Emozioni che sicuramente esploderanno a fine Marzo, in occasione del concerto all’Auditorium di Roma.
E la Grunge Curse? Molto beffardamente, io che ho sempre tenuto a distanza il grunge mi sono ritrovato nel giro di pochi giorni immerso in ascolti legati a questo scialbo genere musicale. Ho iniziato con la splendida colonna sonora di Into The Wild (ad opera di Eddie Webber – ex Pearl Jam). Ho proseguito con gli Alter Bridge, inquadrati nel girone post-grunge e autori di un album bello grosso (Blackbird) che ho avvicinato per curiosità – la loro “Coming Home” è stata plagiata spudoratamente da Tiziano Ferro per il tormentone “Non Ti Scordar Di Me” cantato dall’insulsa Giusy Ferrero. Ciliegina sulla torta, uno degli album più belli del 2008: The Bees Made Honey In the Lions Skull degli Earth. E il mio amico Bastardo mi fa notare che agli albori intorno al progetto Earth gravitava un certo, odioso Kurt Cobain.

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