Verizon ha recentemente pubblicato il suo Data Breach Report 2009, che analizza le minacce informatiche più rischiose per le imprese. Come riconoscerle e soprattutto come difendersi? Ce lo spiega Pietro Riva, Sales Manager Southern Europe di Verizon Business.1. Come giudica il livello generale di sicurezza informatica nelle Pmi italiane?
Come molte aziende in tutto il mondo, anche quelle italiane si trovano oggi ad affrontare tre principali sfide relative alla sicurezza: protezione dell’infrastruttura; protezione dei dati; risoluzione dei problemi relativi a governance, rischi e compatibilità.
2. Il Business Supplemental Data Breach Report 2009 elaborato da Verizon evidenzia gli attacchi più diffusi in azienda. Quali i rischi concreti per le imprese e quali le soluzioni per difendersi dalle prime 5 minacce?
L ‘ ultimo rapporto redatto dagli esperti di sicurezza di Verizon Business intitolato 2009 Supplemental Data Breach Investigations Report: An Anatomy of a Data Breach offre alle aziende un quadro senza precedenti dei 15 attacchi più comuni e delle modalità in cui di solito si svolgono.
Per ogni tipo di attacco il rapporto fornisce scenari del mondo reale,segnali d’allarme, descrizione di come viene orchestrato l’attacco, lamodalità di intrusione, quali informazioni sono state acquisite, quali risorse sono state bersaglio di intrusi, quali settori vengono normalmente colpiti e quali sono le contromisure efficaci.
Migliorare i servizi ai cittadini permettendo agli uffici pubblici di risparmiare soldi e tempo: il timbro digitale offre innumerevoli vantaggi alla Pubblica Amministrazione. Ne parliamo con Renzo Bassetto, amministratore unico di A.P.Systems.
La PA sta finalmente avanzando lungo il percorso della digitalizzazione, ponendo nuove sfide legate alla gestione dei dati informatici. Ne parliamo con Rosagrazia Bombini, Managing Director di Exalead Italia.
Exalead opera in diversi mercati, sia in Europa che nel mondo. Qual è lo stato dell’arte della domanda della Pubblica Amministrazione?
Il mercato della PA è senza dubbio in fermento, alcuni temi importanti, che già da tempo la fanno da padrone negli Stati Uniti d’America si stanno affermando nelle realizzazioni e nei bisogni della PA Europea e, sorprendentemente, in quella dei paesi poveri oltre che emergenti. La PA italiana mostra di voler utilizzare un approccio sistemico per affrontare i problemi della usability, evidentemente legata al bisogno della democratizzazione di massa e del diritto ‘a sapere’ del cittadino, dell’accessibilità, connessa ai bisogni di equità e trasparenza; e di privacy, problematica legata a doppio filo alla libertà ed alla sicurezza, verso la quale siamo tutti più sensibili. Infine un tema di estrema attualità: l’efficienza e l’ottimizzazione delle risorse. Se la realtà statunitense ha avuto una grande spinta sia dalla diversa cultura organizzativa della PA che dall’assetto federale dello stato, il progressivo decentramento di poteri, che si sta profilando anche in Italia, e la rinnovata sensibilità verso una gestione il più possibile efficiente dei complessi apparati dello Stato, lasciano ben sperare per il futuro.
In base alla vostra esperienza internazionale, cosa dovrebbe imparare la PA italiana da realtà di altri paesi?
Sicuramente gioverebbe una maggiore reattività decisionale, penso all’adozione di soluzioni che, come Exalead fa con successo da anni, perseguano, in concreto, risparmi enormi nella gestione dello spaventoso patrimonio informativo in carico alla PA, abilitino servizi al cittadino più tempestivi, determino meno errori e meno costi – a beneficio di tutti – ottimizzando lo stato di molti processi, anche e soprattutto dei più complessi. È importante anche conoscere i propri cittadini, non è un caso se la nostra soluzione permette di fare una fotografia dei loro comportamenti in tempo reale, utile a ricalibrare modalità e servizi su cui è utile investire.
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