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Presentato a numerosi festival ma ancora lontano dalla distribuzione, “A Serbian Film” di Srđan Spasojević guarda dentro una Nazione attraverso la sua citatrice più profonda eppure parte integrante del suo volto, mostrando il lato oscuro della guerra – talmente oscuro che verrebbe da pensare che ce ne sia anche uno non oscuro o meno oscuro – senza mai nominarla ma distillandone l’orrore attraverso una straniante, stordente, soverchiante metafora intrisa di violenza e sesso che, nelle loro incarnazioni più estreme, sconvolgono la vita e l’essenza stessa di una famiglia non già normale ma almeno salda nella sua quotidianetà, lentamente e brutalmente stuprata in un perfetto incrocio di splatter, porno e snuff movie, che alla fine risulta più efficace della semplice somma dei tre elementi: sanguinosamente violento come uno splatter ma più doloroso per le profonde radici nella realtà; esplicito come un porno ma più perverso di qualsiasi cosa abbiate potuto scovare in Rete – 2girls1cup, 1guy1cup e Mr. Handy inclusi; col feeling di uno snuff movie ma una struttura di senso a sostenere una trama semplice e cruda come il corpo di una donna violentata, che potete guardare in due modi: con le birre e gli amici, godendovi la storia di un ex attore porno trascinato in un vortice di corpi torturati e scopati – secondo un ordine variabile – apprezzando il film come la cattivissima versione di un prodotto Troma, oppure sostituendo il concetto di Porno con quello di Guerra e osservando cosa succede quando l’azione si sposta dai set convenzionali per esplodere nelle strade di una città, nella casa di una famiglia, nella carne di un popolo, assaggiando un orrore a cui neanche ai sopravvissuti è consentito sopravvivere.

Articolo pubblicato su Loudvision 

Vi immaginate di essere al cinema e vedere un Bono gigante in 3D che canta “Sunday Bloody Sunday” e vorreste urlare con lui ma no, non potete perché è sconveniente urlare al cinema. Poi parte “One” e voi non potete mica accendere gli accendini in sala, siete pazzi? E non vorreste mica saltare sulla poltrona mentre i fuochi d’artificio introducono “Vertigo”?!? Ecco perché un concerto trasposto al cinema ha poco senso d’esistere e, per quanto ben realizzato, U23D resta un prodotto destinato esclusivamente ai fan di Edge&Co. Continue reading

Trent’anni di brividi, trent’anni di mostri di gomma e sangue finto. Trent’anni di b-movie e trent’anni di cinema horror d’autore. Il FantaFestival celebra quest’importante traguardo illuminandosi con le stelle che hanno contribuito a renderlo l’evento che è. Ovvero, l’appuntamento italiano più importante per il cinema di fantascienza, horror e thriller.Ecco perché in prima fila siedono personaggi del calibro di Giancarlo Giannini, Daria Nicolodi e sua figlia Asia Argento (con un vestito fastidiosissimo al tatto), nonché Roger Corman, monumento del cinema horror-gotico e scopritore di gentaglia tipo Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e James Cameron. Immaginate cosa sarebbe venuto fuori se ci fossero stati anche gli annunciati George Romero e Ray Harryhausen, che non se l’è sentita di portare a Roma il suo fragile corpo novantenne ma al quale sarà dedicata una retrospettiva totale-globale nel corso del festival. Quindi se avete sempre desiderato vedere sul grande schermo quei film coi dinosauri giocattolo e i pupazzi di King Kong manovrati a mano, avrete di che sbavare per ore. Continue reading

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