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Obama ha vinto e siamo tutti contenti. Perché il primo presidente nero degli USA è un evento storico e perché è sicuramente meno peggio del suo avversario repubblicano.
L’overdose di sogno americano che Obama ha iniettato nelle fragili vene del suo elettorato è riuscita a violare anche i vasi sanguigni europeii, ben più permeabili. Il problema sarà riuscire a tradurre in realtà questi sogni, partendo dalla svantaggiosa posizione generata da aspettative elevatissime.
Visto che anche Lewis Hamilton poggiato una pietra miliare (anche se più piccola) anche nella ridicola competizione della Formula 1, mi pare opportuno celebrale questi eventi con una gustosissima canzone di Patti Smith:
Jimi Hendrix was a nigger.
Jesus Christ and Grandma, too.
Jackson Pollock was a nigger.
Nigger, nigger, nigger, nigger,
nigger, nigger, nigger.
Una delle cose più divertenti dell’attuale scenario politico è la convinzione che la democrazia sia la migliore forma di governo possibile e che quindi sia necessario diffonderla il più possibile.
Che l’esportazione di democrazia attuata dagli USA sia una sanguinosa pagliacciata economica è talmente evidente che sembra anche inutile scriverlo. Ma i Paesi come l’Iraq forniscono un mirabile esempio di come la democrazia non sia per tutti: ci sono popoli che, in virtù del loro background culturale, non possono essere gestiti da sistemi democratici. It doesn’t match. E questo non è necessariamente un male.
Tuttavia la cosa maggiormente degna di riflessione è l’inadeguatezza alla democrazia di nazioni come USA e Italia. Quello statunitense sembra un popolo inadatto a regimi democratici, come testimonia la scarissima partecipazione politica, che rende di fatto gli USA un’oligarchia, e questo andando oltre il fisiologico finzionismo kelseniano.
Se gli Statunitensi non sono in grado di eleggere, gli Italiani non sono in grado di governare. Anche qui sono i fatti a dimostrarlo: nessun uomo politico è stato in grado, fin dalla costituzione della Repubblica, di ottenere risultati degni di nota. Clientelismo, mafia e un generale prevalere degli interessi privati su quelli pubblici hanno contraddistinto e contraddisngono tutte le forze politiche.
Molto divertente chi cerca di cambiare il sistema (mi riferisco ad esempio all’esilarante tentativo dei “Mille” blogger che hanno tentato l’ingresso in politica, o a quello che aspetta Beppe Grillo) senza capire che per poter modificare questo sistema bisogna prima entrarne a far parte. E, una volta dentro, nessuno sarebbe disposto a cambiare le regole rinunciando ai propri stessi privilegi. Neanche io.
Soundtrack: Rob Zombie – Hellbilly Deluxe
L’assenza può essere una forte manifestazione di dissenzo. Una manifestazione silenziosa che raggiunge il suo obiettivo per sottrazione. Questa è la strada che potrebbero scegliere alcuni atleti in occasione delle imminenti Olimpiadi per protestare contro il particolare rapporto che lega Tibet&Cina. Un rapporto difficile e mal gestito, sul quale sorvolo rivolgendo un sorriso amaro agli USA, la cui esportazione di democrazia è come sempre legata in via esclusiva a ragioni economiche.
Indipendentemente dalle ragioni del conflitto, vorrei capire come mai chi sceglie di protestare opta per il mutismo dell’assenza, quando si potrebbe utilizzare l’accecante palcoscenico dei Giochi Olimpici per urlare le proprie idee a tutto il mondo. Un mondo come sempre intorpidito da una pigrizia tumorale e con una soglia di sensibilità giustamente elevata. Rivolgendosi a un simile pubblico, all’impalpabile silenzio sarebbe preferibile rivedere dei pugni alzati sul podio.
Soundtrack: Atrium Carceri – Kapnobatai
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