Pagerank è il protagonista indiscusso della recente storia del Web. All’algoritmo di Google si deve l’organizzazione dei contentui della Rete e tutti, meno due persone in tutto il mondo, gli sono grati per riuscere a trovare e a farsi trovare cercando sui motori di ricerca. Le restanti due persone gli sono invece grati per avergli fatto guadagnare circa 5 miliardi di dollari a testa.
In un universo caratterizzato da un sovraffollamento in esponenziale espansione come il Web, si può esistere solo se si ottiene visibilità. Per questo motivo, Pagerank decide di fatto cosa esiste e cosa non esiste.
Eppure, non è poi così assurdo vivere al di fuori di Big P. Guardando con un sorriso i SEO, sciamani 2.0 in equlibrio sui fragili segni di un Dio le cui meccaniche sono appena percettibili (non me ne vogliano i miei amici e colleghi appartenenti a questa categoria), una strada alternativa è percorribile, con risultati che possono rivelarsi anche più soddisfacenti.
E se il prossimo sistema operativo fosse targato Google? Più compatibile di Windows, più gratis di Linux, e più facile da installare di qualsiasi altro programma, un simile OS sarebbe in grado di affermarsi repentinamente sui PC (e non solo) di tutto il mondo.
La facilità d’utilizzo. Un software che non si installa, che si aggiorna da solo e non ha bisogno di manutenzione. Il SAAS (Software As A Service) è ormai il trend imperante nel mercato dei programmi aziendali e consumer e Big G può essere a ragione considerato tra i pionieri.
Gli strumenti. Le fondamenta del futuro sistema operativo di Mountain View sono già qui. A partire da Google Desktop, Gmail e iGoogle fino ad arrivare a Google Docs, la suite di office automation che permette di lavorare su documenti, fogli di calcolo e presentazioni in modo non esaustivo come Word, Excel e Powerpoint ma certamente più veloce, specialmente quando si tratta di condividere il lavoro con altri. Per non parlare della comodità di avere sempre a disposizione i propri documenti ovunque ci si trovi e qualsiasi dispositivo si stia utilizzando (basta un collegamento a internet). Un campo in cui Microsoft è ancora piuttosto indietro: MS Office Live finora si è (intra)visto solo negli USA.
La compatibilità. Pare proprio che questa volta Bill Gates non potrà adagiarsi sugli allori della posizione dominante che finora ha permesso a Windows di conservare il trono dei sistemi operativi nonostante la crescente verve delle varie distribuzioni di Linux. Quando si parla di SAAS, infatti, crollano tutti gli ostacoli relativi alla compatibilità e la legge dei grandi numeri non potrà essere di alcun aiuto a Microsoft. Basta un browser – a proposito, abbiamo risolto i problemi con Safari e Opera?
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