L’Oceano ce l’ha fatta. Ha varcato quel confine che separa la potenza dall’atto. Le acque che abbiamo visto gonfiarsi nell’ipnotico ondeggiare di Fluxion e nella travolgente piena di Aeolian hanno ora assunto la conformazione di un vero e proprio Oceano.
Una sterminata distesa di liquido, cangiante dalla sublime oscurità degli abissi meshugghiani agli accecanti riflessi melodici di albe e tramonti psichedelici appartenenti a Isis, Neurosis e Cult Of Luna. Un flusso continuo interrotto continuamente dall’affiorare in superficie di trame prettamente progressive e dagli inevitabili maremoti figli (non solo indiretti, considerata la presenza di Nate Newton tra i numerosi ospiti) dei Converge.
Una quantità di materiale che sommergerebbe molti gruppi, privi della maestria mostrata dal collettivo tedesco nel mettere a fuoco tutto, scegliendo l’immensità senza rinunciare all’esaltazione dei particolari. Una produzione straripante, impossibile da contenere su un unico supporto: i due dischi sono tenuti insieme da un concept “preistorico” e racchiudono l’anima più “metal” e quella più “atmosferica” (impreziosita dai musicisti della Berlin Philharmonic Orchestra), ma devono essere necessariamente ascoltati senza interruzioni.
Un’enorme massa d’acqua che inghiotte tutto, a cominciare da chi si azzarda anche solo ad ammirarla da lontano.